Una cassetta di cipolle della Selva
Un prodotto riscoperto di recente, ma coltivato da secoli.
Stiamo parlando della cipolla della Selva, una cipolla rossa riscoperto di recente, grazie a degli studi, ma probabilmente coltivata già dai nostri avi. Oggi è possibile acquistarla soprattutto nella zona dell’Amiata e in qualche supermercato della provincia. Il prodotto prende il nome dal paese, Selva, dove viene coltivata (comune di Santa Fiora). La promozione e valorizzazione è a cura dell’Associazione Culturale per la Selva che ha iniziato la coltivazione nel vecchio orto del Convento della Santissima Trinità, risalente ai primi anni del 1100.
La Cipolla della Selva, di colore rosso intenso, dalla forma tondeggiante, schiacciata nella parte superiore, con polpa bianca internamente striata di rosso, molto soda e saporita. Questa varietà è molto conosciuta per la grande digeribilità oltre che per il suo sapore dolce. Può essere consumata come cipollotto fresco, utilizzata per i soffritti e frittate, ottima se consumata cruda in insalata o cotta per la preparazione di zuppe, minestre e stufati. La coltivazione di questa cipolla avviene manualmente, senza l’utilizzo di nessuna concimazione, fertilizzanti, erbicidi o conservanti.
Coltivata negli orti del convento della Santissima Trinità, ai piedi dell’antico vulcano tra i 600 e i 900 metri di altitudine, la Cipolla della Selva è ormai uno dei prodotti principi della tavola amiatina. Molti chef del Monte Amiata lo considerano un ingrediente fondamentale per la preparazione dell’acquacotta, della ribollita, degli stracotti e dei brodi. Come ogni prezioso prodotto della terra che si rispetti, anche questo bulbo gode della sua stagionalità: viene piantato negli ultimi giorni di aprile per essere poi raccolto ad agosto e settembre.






